Visma | Lease a Bike, Mattias Skjelmose sul connazionale Jonas Vingegaard: “Su di lui c’è sempre una pressione enorme, tutto il mondo pensa sia l’unico che possa battere Pogačar”
La Danimarca sta vivendo, da tempo, un periodo d’oro in termini di protagonisti della scena ciclistica mondiale. C’è Mads Pedersen, che fu campione del mondo da giovanissimo ad Harrogate 2019 e che da allora è diventato uno dei corridori indiscutibilmente più forti dell’intero gruppo, e c’è un campione come Jonas Vingegaard, capace di completare la Trilogia dei Grandi Giri nella primavera del 2026, prima di compiere i 30 anni. Con queste stelle, uno come Mattias Skjelmose rischia quasi di passare in secondo piano, ma il portacolori della Lidl-Trek ha infilato una serie di risultati notevoli negli ultimi anni, considerando anche quella Amstel Gold Race 2025 quasi leggendaria per lui, visto che riuscì a tenersi dietro sul traguardo sia Remco Evenepoel che Tadej Pogačar.
Skjelmose è compagno di squadra di Pedersen, mentre ha incrociato raramente la sua strada con quella di Vingegaard. Negli ultimi tempi, però, i due connazionali hanno avuto modo, stando a quanto ha raccontato lo stesso Skjelmose alla produzione audio Hva så, di condividere qualche momento in più, tanto che il vincitore dei Tour de France 2022 e 2023 si è aperto con il collega: “Recentemente Jonas mi diceva ‘Faccio il meglio che non ho mai fatto prima, non posso fare di più. Ma quando faccio quei numeri, Tadej prende e scappa via. Cosa dovrei fare?’“.
Per Skjelmose, c’è una componente psicologica da tenere in conto: “Penso che ci sia una pressione addosso a Vingegaard – le parole di Skjelmose – Questo è dovuto al fatto che lui è stato l’unico in grado di competere con Pogačar e che ancora adesso è quello più vicino a Tadej. È su Jonas che si poggiano tutte le aspettative di vedere Pogačar battuto, e non solo in Danimarca, ma in tutto il mondo“.
Il corridore della Lidl-Trek rivela di essere stato colpito “di rimbalzo” da questa pressione, almeno su scala nazionale, durante il Tour de France 2026, da lui poi chiuso al sesto posto: “Probabilmente fa parte della nostra cultura, ma appena c’è qualcosa di danese che fa grandi cose, tutto il Paese impazzisce – sorride Skjelmose – Al Tour è stato pazzesco vedere quanti tifosi danesi erano a bordo strada. A parte i francesi, erano sicuramente i più numerosi. Per quello che mi riguarda, dopo il ritiro di Jonas, sono stato investito da una passione incredibile. Da un giorno all’altro ero il corridore più tifato, tanto che i miei compagni di squadra faticavano a crederci”.
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